venerdì 29 giugno 2012

Le "distonie" italiane

Ci sono italiani che io onestamente non capirò mai. Sono quelli che indossano i panni dei moralisti, e lo fanno in modo disattento, e che, chissà per quale ragione, non riescono mai a partecipare totalmente delle gioie del loro Paese, delle conquiste dei loro connazionali.


La vittoria degli Azzurri, la vittoria del secondo SuperMario a Bruxelles, che riesce a schierare la maggior parte dell’Europa strategica a favore di una politica economica che dà la possibilità di ristabilire gli assetti e gli equilibri europei e a Paesi come la Grecia l’occasione di vivere – e non di sopravvivere o di trascinarsi nella sopravvivenza –, grazie ad un muro compatto contro Berlino che si concretizza alla voce di un deciso “così no, non firmiamo!”, dovrebbero essere momenti di orgoglio nazionale ed europeo che vanno oltre le bazzecole di periferia e che tuttavia, in un modo o nell’altro, anche questi nonnulla oggi ci stanno!

Ai moralisti disattenti che si scandalizzano per un limitatissimo numero di quotidiani italiani che oggi mandano a quel paese la Merkel dal grande culone, faccio presente le ingiurie della stampa tedesca alla vigilia della semifinale ( "Bunga-Bunga-Cassano", "Anti-Mafia-Tore", "Prügel-Balotelli", questi gli insulti più moderati. Poi oggi qualche lettore tedesco sul Berliner Zeitung scrive, allegando la foto di Balotelli, "Die Nutella war schuld!". E ancora oggi sul Frankfurter Allgemeine Zeitung non hanno digerito la pillola, scrivono "Die Italiener freuen sich über ein Wahnsinnsspiel". I folli, la non razza, i mafiosi siamo sempre noi). Insulti gravissimi che fondano i loro diritto di esistenza su cliché beceri (a dir poco) e che 1. non hanno nulla del fair play agonistico; e 2. appartengono ad una visione ottusa sull’Italia. Questi due caratteri tedeschi che si ripetono spesso sono le cause principali delle continue sconfitte della Germania contro l’Italia del calcio e della politica europea. I tedeschi dimostrano per l’ennesima volta di non avere alcuna voglia e interesse ad imparare la lezione della storia (sia calcistica sia politica).

Ecco però che qualcuno, invece di festeggiare e di sentirsi il cuore un po’ più sollevato per la bellissima dimostrazione della Nazionale e soprattutto per la nuova speranza data da Monti all’Europa, spezza le ali della leggerezza e con il fare del censore, del politically correct, del rigorista spirituale, elargisce la lezioncina virtuosa e bacchetta la manifestazione di felicità fatta anche di pernacchie contro quell’avversario che è stato oltraggioso. Sì, l’insolenza tedesca è una nota distintiva per gli italiani che nella storia l’hanno subita molte volte. Questo al moralista italiota va bene, perché per lui essere nazionalisti «oggi è rivoluzionario» (cito Concita De Gregorio a Che tempo che fa, 2011), e si fissa su due quotidiani italiani invece di tralasciare la villania di pochi e aggregarsi alla festa italiana di molti. Ma evidentemente è «rivoluzionario» assumere il tono dell'austero, quello che però si trova sempre sulla linea di confine e non è mai parte del gioco o della politica. E tuttavia l’austerità da sola non paga!

Queste le prime pagine di oggi

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